Spazi d’arte, cultura imprenditoriale e valori sociali. I luoghi che il CREA condivide con chiunque si occupi di innovazione

Il CREA racconta le molteplici direzioni dell’innovazione anche grazie ai suoi spazi. Il teatro anatomico, un tempo il luogo in cui si insegnava a conoscere l’anatomia umana, per comprendere gli stati di salute e malattia di un paziente. Ancora oggi uno spazio di cura e attenzione verso il benessere degli individui, della società e del territorio.

E poi le aule “contaminazione”, ospitali, versatili, colorate e multiformi. Pronte ad accogliere eventi, hackathon, imprenditori, ricercatori.

La struttura di questi luoghi, nelle sue differenze, è accomunata da un valore: il bello. L’estetica che li contraddistingue non è fine a se stessa. È invece piena di valore e significato. Sia per chi ogni giorno vive quei luoghi, ma anche per chi è lì solo di passaggio.

Il significato degli spazi e delle forme

Bello, vero e buono. Un’identità che ha attraversato la storia del pensiero occidentale e orientale fino ad oggi. Per Platone nell’antichità. Per Kant che durante l’Illuminismo parlava insieme di sublime e morale. E poi in epoca contemporanea per Kitaro, il più influente filosofo del Giappone moderno, fondatore della scuola di Kyoto.

Anche ai giorni nostri l’esperienza del bello è qualcosa che si lega al buono, al vero, al giusto. Diremmo in altre parole a un insegnamento che rende possibile comportarsi come esseri pensanti. Capaci di fare la differenza, esercitare un dovere verso la responsabilità, l’azione, il cambiamento.

Insomma le belle cose, le forme, gli spazi costruiti hanno un valore, un significato che investe le vite di chiunque. Sono portatrici di un messaggio. E per questo in grado di modificare abitudini consolidate a favore di un nuovo sentire comune. Lo raccontano i boschi verticali, macchie di verde cittadino letteralmente cucite addosso ai palazzi, per contrastare la perdita della biodiversità, per salvare le api, gli insetti impollinatori da cui dipendono le sorti dell’umanità.

Le forme che osserviamo sono un’impronta dei nostri tempi. Gli antropologi ad esempio descrivono in che modo le relazioni umane stiano cambiando in base all’architettura delle nuove città. Agglomerati di cemento. Pieni di aiuole non calpestabili. Luoghi inadatti alla socialità, all’incontro. Dove ormai nessuno sa chi sia il vicino di casa.

 

Le architetture del CREA

Al contrario, esistono altri spazi in grado di generare unione, dialogo, confronto. Spazi aperti, di collaborazione. Sono i luoghi del coworking. Ampi, soleggiati e colorati. Incentivano la creatività e la maturazione di idee innovative.

Come direbbero i filosofi c’è identità fra bello e buono. Le forme, le linee che compongono uno spazio, un’aula, un edificio parlano, veicolano un messaggio. Con un peso. È ciò che conta. E non è mai affidato al caso. Così al CREA il cuore della vita imprenditoriale gravita attorno a due luoghi pregni di significato. Il vecchio Teatro anatomico e le Aule “contaminazione”.

 

Il Teatro anatomico

Lezione presso il Teatro anatomico di Cagliari

Lezione presso il Teatro anatomico di Cagliari

Ancora una volta l’estetica fa il suo incontro con le attività umane. Perché il Teatro anatomico è prima di tutto portatore di storia, di esempi, di una lunga tradizione medica. Il luogo in cui il sapere intorno all’anatomia umana veniva trasmesso agli allievi. Un passo propedeutico fondamentale alla cura, all’intervento sullo stato di salute di un paziente. Un punto di fuga centrale quello dei docenti da cui sono partite le linee direttrici di chi, seduto fra gli spalti, nel tempo ha saputo spargere il seme di quegli insegnamenti.

Oggi poco è cambiato rispetto ad allora. Il cuore del teatro anatomico è rimasto il centro dell’innovazione, declinato secondo i tempi attuali. Ancora una volta il progresso, l’innovazione hanno saputo tracciare linee direttrici in tutto il teatro, verso ogni direzione.

Le persone lì sedute apprendono nuove lezioni sull’imprenditorialità, il mercato, l’innovazione, il progresso scientifico tecnologico. Prima di metterle in atto. Molti di loro ricevono una chiamata alle armi: mettersi alla prova grazie alle competenze acquisite fino a quel momento negli ambiti più importanti del settore scientifico-tecnologico. Come è accaduto in occasione della tappa cagliaritana del RoadShow G-Factor, incubatore e acceleratore della Fondazione Golinelli.

Non è un caso che in quell’aula in cui negli anni si sono formati gli studenti di Medicina oggi si svolgano eventi riguardanti le nuove tecnologie. Il workshop di Microsoft incentrato sull’intelligenza artificiale ne è un esempio. Gli insegnamenti di un tempo lì al Teatro anatomico in definitiva continuano a mantenere la cifra del nuovo e del progresso. Un altro modo per interessarsi alla cura e benessere di qualcuno. Le persone, la società, il territorio. La loro crescita.

 

Le aule contaminazione

Su una parete bianca appare la scritta "Contaminazione" realizzata dall'artista sardo Manu Invisible

“Contaminazione” di Manu Invisible, 2017

E poi le aule “contaminazione”. Intimamente legate all’arte, al bello. Grazie al tocco inconfondibile di Manu Invisible che firma quelle pareti. Colore, mobilità, versatilità. Gli spazi si adattano alle idee di chi li vive. Si prestano alla realizzazione dei progetti che di volta in volta vengono ospitati. Assecondano le esigenze delle nuove generazione, creativi dell’innovazione e della tecnologia. Pronti ad accettare sfide, come quelle di Hackathon Makers e The Future Makers.

Gioco e creatività si prestano alla risoluzione di problemi che potrebbero interessare chiunque. L’ingegno che sposa l’utile quindi. La tecnica che si mette a disposizione con il suo valore sociale.

Un segno dei tempi indiscutibile il legame fra lavoro e innovazione. Ma inoltre l’impatto sociale, l’utilità pubblica e collettiva di quello che si produce, si inventa. Non è un caso che i giovani della generazione Z si sentano più affini ai valori di quelle aziende che sposano i temi più caldi. La sostenibilità ambientale, il benessere economico come bene pubblico, la crescita culturale dei tessuti sociali. Profitto, guadagno da un lato, ma anche benessere, equità sociale.

 

Un’architettura ricca di valore

È così che bello e buono si intrecciano al CREA. Ne costituiscono le fondamenta strutturali. Nel senso letterale del termine. Nelle pareti che colorano quegli spazi, nella storia e nel passato di questi posti. Ma soprattutto nei valori che accomunano chi frequenta quei luoghi tutti giorni e chi invece è lì solo di passaggio.

2020-02-02T15:19:56+01:0027/01/2020|Progetti|